Work in progress col ‘pokerino’: adesso sotto a chi tocca…

di PAOLO MARCACCI – Sapete qual è la notizia più confortante, dopo il raddoppio romanista durante il primo tempo? È il fatto che Di Francesco sia parecchio arrabbiato per la prestazione, per l’intensità che manca in troppi fraseggi, per qualche pallone di troppo perso per svagatezze inammissibili a prescindere dal nome dell’avversario. Di certo, gli uomini di Baroni rispetto alla via crucis del San Paolo si presentano davanti al pubblico sannita con maggiore orgoglio e una compattezza che ne rende più decorosa la prima estazione.
Da capitan Strootman che appare a tratti imballato e approssimativo nel tarare la misura di qualche appoggio, a un Gonalons più geometra che architetto per il suo esordio in maglia giallorossa, è una Roma che scende con poco appetito agonistico, pur chiudendo la prima frazione di gioco in doppio vantaggio, sul terreno del “Ciro Vigorito”. Peraltro, il passivo per i beneventani potrebbe essere comunque più ampio, se Dzeko fosse più spietato su un paio di colpi di testa e più fortunato in occasione della sua conclusione di destro, eseguita con perfetta coordinazione, che centra l’ennesimo palo di fine estate. Note di conforto dalla catena di sinistra, con un Kolarov autoritario in ogni discesa e da quella di destra, dove Bruno Peres è lucido negli anticipi e prodigo in fase di appoggio: non è un caso che il gol di Dzeko lo “fabbrichi” Kolarov e l’autogol di Lucioni lo provochi Peres.
Ünder? Poco innescato, ancor meno ispirato, contro il Verona era apparso da subito più vivace. Ci può stare, ci sta.

Proprio il turco cede il posto a El Shaarawy per la ripresa; finisce a destra Perotti.
Minuto 51: Perotti ruba palla sull’out destro e la serve a Dzeko in profondità; il bosniaco con naturalezza apollinea esibisce un interno sinistro a pelo d’erba il cui giro di caviglia è degno degli ingranaggi di un Hamilton. Lo zero a tre finisce in buca d’angolo spettinando l’erba quel tanto che basta.
Lokomotiv Kolarov non accenna a fermarsi, il che traduce la voglia di arrotondare il risultato e di non abbassare, ora, la soglia dell’agonismo; Fabbri e i suoi collaboratori, un po’ come le tre scimmiette, non vedono, non sentono e non parlano, ogni volta che Pellegrini viene maltrattato dai suoi dirimpettai rossogialli.
Subito dopo i due terzi di gara, Baroni manda in campo Parigini in luogo di Lazaar.
Segnali di vita del Benevento in area giallorossa, soprattutto con Coda. Minuto 68, Gerson per Pellegrini: giusta rotazione, Udinese dietro l’angolo. Arriva il quarto gol da una percussione di Kolarov che Venuti spedisce nella sua porta anticipando “con successo” Dzeko. Florenzi per Perotti nella Roma, Armenteros per Coda, fischiatissimo, nel Benevento. Canta con dignità la curva di casa, mentre il pallone viaggia barcamenandosi tra le due opposte serenità, con Fabbri che continua a punire poco e niente certe ruvidezze dei giocatori di casa: spunto di riflessione “politico”, se rendiamo l’idea.
Gonfalons va rivisto contro un avversario di caratura e agonismo superiori, per meglio apprezzarne le doti in fase di costruzione.
C’è stato tempo anche per una traversa di Dzeko, perché i legni non bastano mai, alla Roma.
Finisce col pokerino confortante un altro pomeriggio da “work in progress”: tanto work, evidente progress. Sotto a chi tocca.

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