Tra rabone e conferme. Una vittoria dai “tocchi” essenziali…

di PAOLO MARCACCI – Impressioni di settembre, sotto il sole dell’Olimpico dove l’Udinese finisce comunque sotto una grandinata di gioco e giocate dove il preziosismo, mai fine a se stesso, impreziosisce la manovra. Ecco perché si ha l’immediata conferma che la rabona di Perotti non sia solo un ricamo buono per i cameraman ma il nodo scorsoio che soffoca la partita, già alla fine della prima frazione di gioco.
Dentro il gioco, a proposito, stanno i giocatori e le loro conferme, così come i loro progressi a seconda dei casi: l’autorevolezza di Kolarov ha ormai una regolarità ministeriale così come confortanti appaiono i tocchi essenziali di Strootman all’interno delle azioni che accendono il tabellone. L’Udinese alla vigilia appariva un ostacolo di caratura differente rispetto a Verona e Benevento, tecnicamente continua ad esserlo ma nel pomeriggio dell’Olimpico si perde dietro i propri errori: sia quello sotto porta di Maxi Lopez che spara in braccio ad Alisson l’unica occasione del primo tempo, sia quello imbarazzante di Larsen che schiude a El Shaarawy il sipario per la doppietta. Tanto Dezko, non solo per il gol (inventato da Nainggolan quando il belga è già a terra con l’orizzonte apparentemente chiuso dai difensori friulani) ma anche perché catalizza il pallone in fase offensiva, protegge, sontuosamente suggerisce, come nel caso della prima segnatura di El Shaarawy, soffiata con l’esterno destro alle spalle di Bizzarri.

La ripresa comincia con Pezzella che sostituisce Lasagna nell’Udinese, come poco dopo Fofana rileverà Barak; lo stadio si gode una Sud che vibra a pieni polmoni e un possesso palla da applausi: inno alla rilassatezza e alla convinzione circa i propri mezzi. Autostima romanista in salsa estetica. Ci starebbe bene un gol di Florenzi, che comincia a essere invitato da più d’un compagno in fase di conclusione.
Ci si rilassa forse troppo, a tratti, col risultato di tenere desto Alisson e far raggiungere al secondo tempo il minimo sindacale d’agonismo. Quando Del Neri esaurisce i cambi inserendo Bajic per De Paul, Di Francesco comincia i suoi, con Defrel in luogo di Dzeko, applaudito come non solo i suoi gol ma tutto il suo apporto alla fase offensiva meritano. Arriva anche Moreno per Kolarov e il tributo convinto che arriva dagli spalti archivia anche il più disdicevole dei passati. Udinese che pizzica la traversa e fa applaudire Alisson, con Nuytinck che appare il più orgoglioso dei suoi, immediatamente prima e dopo il minuto 75. Quindi Di Francesco tira fuori Florenzi, in un profluvio di applausi e confortanti sensazioni.
La dignità di Bizzarri, che resta reattivo dopo il diluvio, nega il gol a Defrel su una delle più belle azioni di tutto il pomeriggio, innescata da un colpo da biliardo di El Shaarawy.
Visto il risultato confortevole, c’è tempo anche per sottolineare i meriti di chi, forse, diamo troppo per scontato: Manolas continua a rincorrere e anticipare come si fosse ancora sullo zero a zero e non è certo una colpa se il suo rendimento sempre elevato abbia smesso da tempo di fare notizia.
Come dessert, il rigore, identico a quello che c’era contro l’Inter il 26 agosto. Anzi, quello c’era di più, perché quella volta Perotti era stato travolto da Skriniar senza pallone di mezzo, stavolta Angella sfiora anche la palla. Avremmo fatto volentieri a cambio. Anche perché la battuta di Perotti, dopo la consueta passeggiatina verso il dischetto, è talmente precisa da schioccare un bacio al palo.
Larsen fa 3-1, a sorpresa, subito dopo, fuggendo dopo una distonia tra Moreno e il resto del reparto, in fase di uscita.
A Baku finiranno le impressioni di settembre, aspettiamo San Siro per le conferme di ottobre.

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