Tra le grandi della Champions: il sogno è realtà. Dal sorriso di Riccardo Viola alla standing ovation per Dzeko

Il sorriso di Riccardo Viola, poltronato alle spalle di Francesco Totti e del Senor Monchi, a pochi secondi dal calcio d’avvio, sembrava un segnale illuminante. La stessa immagine ci era stata infatti proposta dalle telecamere utilizzate per Roma-Torino. Quel sorriso del presidente del Coni Lazio e più ancora del primogenito del presidente Dino Viola, ci ha accompagnato per tutta la partita, quasi una sorta di ciliegina su una torta che in tanti (troppi?) pensavano e speravano di mandarci di traverso. Così non è stato.
La partita perfetta, ne siamo convinti, per “gli” Eusebio Di Francesco, cioè per chi alla fine può mettere in conto la qualificazione, la mancanza pressoché assoluta di pericoli per la porta romanista, e più ancora per la lucidità, la maturità, la determinazione di una squadra che è rinata soprattutto dal punto di vista psicologico. Proprio come Di Francesco (quello vero) aveva prima sognato e sperato, poi fortemente voluto. E non è un caso che a capitanare la truppa sia Edin Dzeko, salutato da una standing ovation che dovrebbe seppellire per sempre quanti (tanti? troppi?) ci hanno ‘lessato’ con giudizi sconclusionati.
“O tuto o niente, passiamo il turno”: abbiamo aperto così il resoconto della partita e con le stesse parole pronunciate da Radja Nainggolan vogliamo chiudere questo editoriale. La Roma dopo dieci anni è di nuovo tra le grandi d’Europa. Adesso aspettiamo il sorteggio dei quarti di finale e lo facciamo sapendo che nessuno avrà paura. Siamo quelli del “Chi tifa Roma non perde mai”, ma siamo anche quelli del “Chi tifa Roma ogni tanto vedi i sogni realizzarsi”.

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