Roma resta nei sogni di Di Francesco: “Costo tre milioni…”

Da sempre uno dei nomi della lista dei possibili eredi di Spalletti sulla panchina della Roma, Eusebio Di Francesco, si è raccontato in un’intervista esclusiva concessa a Calcio2000, nella quale parla a ruota libera di quello che è stato, del progetto attuale e di un futuro ancora da definire.
“Le idee chiare sono fondamentali. Cosa vuole la società da me? Vuole che i giovani crescano con la speranza di arrivare un po’ più in alto in classifica? Benissimo, ma non possiamo comunque pensare di arrivare tra le prime cinque. È stato scritto e detto che il Sassuolo avrebbe potuto arrivare a tanto, ma non è vero. In un certo progetto il risultato sportivo non deve essere la priorità, al contrario della crescita dei giovani. Questo è quello a cui punto. Se la crescita è veloce, bene. In questo caso si può alzare l’asticella, altrimenti nessun problema. Serve pazienza. E al Sassuolo c’è tutto, io sono felice. A gennaio la Roma ha offerto per Defrel una somma tre volte superiore rispetto alla spesa fatta per acquistarlo. Questo è significativo. Per non parlare poi di Berardi, che arriva addirittura dai bambini. Poi Zaza, Duncan, Vrsaljko… Sono tanti gli esempi che potrei fare. La bravura non consiste nell’individuare giocatori fatti e finiti pagandoli 15-20 milioni di euro. Così è troppo facile. Il bello è andare sui ragazzi, scommettere su di loro e valorizzarli”.

Dove immagina il suo futuro?
“Io ho deciso di legarlo al Sassuolo. Parlo seriamente, faccio fatica a parlare di mercato. Potrei rimanere per tanti anni come potrei andare via tra poco. Eventualmente, nella scelta della nuova squadra saranno fondamentali, anzi, decisive l’importanza e la serietà del progetto”.

Il sogno resta la Roma?
“Vedremo. Se mi vuole qualcuno deve pagare. Costo 3 milioni, il valore della clausola rescissoria. Non è poco, ma ci può stare. Se vuoi qualcuno è perché lo vuoi veramente. Giusto che una società che ha creduto in te si tuteli in questo modo”.

Ambisce all’estero?
“Mi piace ancor più dell’Italia, ma credo non sia ancora il momento”.

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