Da domenica è campionato: torna la rubrica di Paolo Marcacci

Domenica prossima, con l’inizio del campionato, torna uno degli appuntamenti più seguito del nostro sito, la rubrica ‘Sottopassaggio’ di Paolo Marcacci. Nell’attesa, vi riproponiamo l’ultimo capitolo della scorsa stagione, l’addio al calcio di Francesco Totti…

di PAOLO MARCACCI – Oggi non avrebbe senso, non in questa rubrica almeno, parlare di tabellini e – preziosissimi – piazzamenti. Li troverete qualche rubrica più in alto, o più in basso. Oggi ci interessa capire, e chiaramente non siamo ancora in grado di farlo, con quale stato d’animo siamo venuti allo stadio, con quale ne usciremo. Cosa ci fosse nei suoi e nei nostri occhi, cosa noi e lui avessimo in petto, tra canti arrochiti dall’emozione e sventolio di bandiere oggi tanto più malinconico quanto più energico. Oggi è stato ed è ancora strano, anormale, quindi ingiusto, nella nostra percezione di tifosi, individui che fanno i conti preventivamente con un’emozione, cercando di prevedere con quanta intensità la proveranno, poi si trovano impreparati al momento, se no che emozione sarebbe? In un quarto di secolo ne abbiamo provate, vissute e rivissute tante, che oggi improvvisamente diventano troppe, sul groppone dell’anima dolente, schiacciata dal peso di ricordi che, questo lo sappiamo, non torneranno con nessun altro: non così tanti, non così a lungo. E sia ben chiaro: soffriamo come individui ancor più che come tifosi, perché lui è rimasto l’unico tramite tra ciò che eravamo è ciò che siamo diventati, nel frattempo. Riconosciamo soltanto e ancora lui perché a stento riconosceremmo quelli che noi stessi eravamo venticinque anni fa. È passato così tanto tempo, colpevole come ogni volta in cui somministra privazioni all’anima, che davvero ci eravamo convinti che il giorno non sarebbe mai arrivato. Ecco perché non si riesce a descriverlo, ecco perché più delle lacrime, tante, che si incontrano sul Viale Dei Gladiatori, sorprendono le espressioni sui volti che le ospitano: al di sopra delle sciarpe abitano occhi di donne e uomini che non riescono a credere a ciò che il tempo ha decretato. Il vero salto nel vuoto è nella percezione che, comunque vada, nulla sarà come prima, nemmeno la gioia per la vittoria. E abolite, per piacere, il “calcisticamente parlando”, almeno stavolta: una gioia è una gioia, ancora di più un dolore è un dolore, indipendentemente dalla fonte che lo fa scaturire.
Guardate avanti? Obbligatorio, sempre, nella vita; stavolta pure consigliato, perché volgersi indietro vorrebbe dire rendersi conto ogni volta di ciò che abbiamo avuto per tanto tempo, non sempre meritandocelo, non tutti perlomeno ed è uno dei volti che ha oggi il dispiacere.
Poteva finire diversamente? Certo che sì, ma in tutta questa vicenda l’unica cosa che non sbiadirà sarà la maglia di Francesco Totti, il resto diverrà sempre più opaco, come tutto ciò che è di passaggio. Ed è per questo che oggi non è stato il giorno di Roma – Genoa, partita pur importante per i romanisti in campo, in panchina, sugli spalti; oggi è stato il giorno in cui citando  la cronaca mancheremmo di rispetto a noi stessi. Perché oggi si è conclusa una Storia: la nostra.

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