La Roma supera l’esame. Sul voto ci sarà tempo per ragionare…

di PAOLO MARCACCI – Al cobra basta un solo morso per essere letale e il palo scheggiato da Gabi dopo tre minuti giustifica la similitudine con l’Atletico Madrid e con la minaccia silente del suo giocare sempre sul ribaltamento dell’azione, con la zazzera biondastra di Griezmann – quasi un Nino D’Angelo transalpino, per l’occasione – che è solo la più appariscente delle insidie.
Però la Roma mostra di aver fatto i compiti, perché il presidio del terreno e una certa, per quanto rischiosa, sicurezza nelle uscite per il fuorigioco evidenziano nel primo tempo una preparazione meticolosa del match, contro l’avversario non più forte ma più ostico che potesse capitare all’esordio stagionale nell’Europa dei grandi, quella che alcuni si disputano e molti gufano.
Se un salvataggio di Manolas sulla linea enfatizza il pericolo madrileno, un gomito provvidenziale di Oblak in presa bassa su una conclusione di Nainggolan dai venti metri grazia i Colchoneros per l’equilibrio sostanziale della prima frazione di gioco. È interessante, a margine, il numero dei calci d’angolo a favore dei giallorossi, che traduce assenza di timore reverenziale e intensità, confermata anche dalle poche pause nel gioco, e, consequenzialmente, dall’assenza di recupero al termine del primo tempo. Gridano vendetta un inequivocabile tocco di mano al centro dell’area biancorossa e un paio di conclusioni di Defrel che batte di sinistro sempre precipitosamente.

La ripresa si apre con i cambi di Simeone che ragiona sulla singola gara e sul girone intero: Correa per Vietto e Ferreira Carrasco per Gabi. Crescono i biancorossi, vestiti di giallo per l’occasione, tanto che i guanti di Alisson cominciano a riempirsi di striature. Sono questi i momenti in cui la sofferenza va capitalizzata in nome della crescita e dell’esperienza. Fa girare palla l’Atletico, buttando in mezzo cross invero poco produttivi per un attacco privo di torri vere e proprie.

Cambia pelle Di Francesco, nel senso che richiama Defrel e piazza Fazio come pilone per irrobustire il pacchetto arretrato. 5 – 3 – 2 ? Griezmann continua ad essere un passo oltre la linea romanista, quando i suoi fanno partire il pallone. Minuto 76, cade Perotti, travolto da Juanfran, apparentemente un passo oltre la linea del lato sinistro dell’area. Certamente sì a velocità naturale, con un filo di dubbio in più nel rivedere l’azione.
Simeone tira fuori Griezmann dando spazio a Gaitan, Pellegrini per Nainggolan nella Roma.
Roma stanca, quasi esausta, ma convinta, sotto la spinta del pubblico che ha capito il momento. Becca qualche applauso Bruno Peres: segnali anche questi, per chi vuole trovarli. Destro improvviso di Koke, Alisson risponde con reattività e piazzamento, a mani aperte. Juanfran ostacola anche Kolarov, che cade in area, in modo quantomeno ruvido. Serata dei mezzi rigori, qualcuno dei quali arriva anche a tre quarti. A un minuto dal termine Dzeko, esausto, cede il posto a El Shasrawy. Allo scadere del tempo regolamentare comincia ad andare in archivio una partita che la Roma ha interpretato con concentrazione, autostima, capacità di soffrire. Compresi il miracolo di Alisson e il conseguente, incredibile palo di Niguez, che sarebbero stati un’ingiustizia.
È il risultato tatticamente ineccepibile contro l’avversario tatticamente più difficile da affrontare. La Roma supera l’esame, sul voto ci sarà tempo di ragionare.

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