La Roma è conscia e consapevole di ciò che vuole diventare…

di PAOLO MARCACCI – Impressioni non ancora di settembre, quasi parafrasando la PFM: anche la tribuna dello stadio “Atleti azzurri d’Italia” è all’interno del Grande Raccordo Anulare, visto il tributo dei tifosi della Dea che si ritrovano accanto Francesco Totti; quest’ultimo è compreso nel suo nuovo ruolo ma il volto tradisce la sensazione innaturale che il quadricipite freddo suggerisce alla mimica facciale; Alisson esibisce un tocco quasi da centrocampista, ogni volta che è chiamato a giocare la sfera coi piedi, ma questo già si sapeva.
Cielo nitido e concentrazione, per la Roma in divisa bianca: la sensazione che il primo tempo lascia è che la squadra, in attesa di memorizzare soprattutto i movimenti senza palla e il sincronismo dei posizionamento, creda nel progetto di gioco del suo allenatore: primo punto a favore per quest’ultimo, consistente, non trascurabile. Troppo presto per formulare ogni sorta di giudizio, ovvio; però l’avversario di oggi, per quanto impoverito tecnicamente rispetto alla scorsa, storica stagione, è coriaceo e rodato dal punto di vista del gioco, quindi il “test” è più che probante. È intelligente, la Roma, nel lasciare l’iniziativa agli uomini di Gasperini, almeno nella prima parte della prima frazione di gioco, anche a causa di un terreno di gioco gibboso e irregolare in quasi tutti i punti.
Per quanto riguarda le interpretazioni personali concentrati e diligenti Bruno Peres e Juan Jesus, un po’ pretenzioso nei disimpegni Manolas, però tempista negli anticipi. Preoccupato De Rossi nel gestire l’eventualità dell’errore, nella zona più delicata di tutte. Sicuro da subito Kolarov, che già annacqua i residui di lazialità con il rasoterra furbo e preciso che sorprende Bergamo e le valli circostanti.

Prima impressione di inizio ripresa: Atalanta veemente ma nervosa, famelica su ogni pallone ma potenzialmente a rischio frustrazione al cospetto della superiorità tecnica della mediana romanista; il primo cartellino stagionale va a Defrel, giusto.
Cornelius per Petagna, nell’Atalanta, allo scoccare dell’ora di gioco, cresce la confidenza col presidio del terreno negli uomini di Di Francesco, nonostante Gomez si danni l’anima per vivacizzare la manovra su tutto il fronte offensivo orobico. Serenità nel gestire l’impegno difensivo, che non degenera mai in apprensione. Occhio ai malintesi con Alisson.
Un particolare su cui lavorare: il modo più efficace per far scaricare il contachilometri a Nainggolan, ma Di Francesco ci sta lavorando, come si capisce dalle percussioni del belga nella ripresa.
Fischi di frustrazione dagli amanti della Dea, cartina di tornasole dell’autorevolezza del palleggio romanista. Juan Jesus continua a gestire le “frenate” con la stessa previsione di Raikkonen nel Gran Premio di Budapest.
La qualità di Ilicic per gli ultimi venti minuti di passione bergamasca: fuori Kurtic, spompato. Nella Roma, si rivede El Shaarawy in luogo di un Defrel in cerca d’autore.
La Roma continua a rispondere alla forza d’urto di un’Atalanta muscolare ma via via più appannata.
Colpito dal Papu all’interno della coscia, Bruno Peres stringe i denti per qualche minuto, poi alza bandiera bianca: tocca a Fazio per il finale da proteggere. Pellegrini per Perotti, infine.
Occasione nitida per Ilicic, tra Alisson e palo, oscilla un poco la compattezza della linea difensiva, ridisegnata dopo la defezione di Peres. Gioco spezzettato e cartellino per Nainggolan: è il momento di contenere e portar via la palla appena si può.
Cinque di recupero, che si aprono con un’occasione monumentale su una combinazione El Shaarawy – Dzeko: fossimo a settembre, nessun anticipo sarebbe efficace contro lo zero a due.
Alla fine, stringendo i denti e con la definitiva brillantezza di Strootman e Dzeko da trovare nelle prossime settimane, gli uomini di Di Francesco portano via i tre punti e lasciano un’impressione: la Roma è conscia e consapevole di ciò che vuole diventare. Non è cosa da poco.

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