La ‘lagna’ della Lazio, Tare delira: “Gli arbitri ci hanno tolto 12 punti”

«A cosa serve parlare?». Tare, ds della Lazio, è scoraggiato. Crede ancora alla Champions, molto meno agli arbitri e al sistema di controllo televisivo. Si è trattenuto tante, troppe volte, anche a Cagliari domenica sera prima di rientrare con un volo turbolento verso Fiumicino ha preferito non divulgare il suo pensiero, perché d’abitudine la società biancoceleste e i suoi dirigenti vorrebbero mantenere un profilo basso. Si sono stancati di protestare. «A cosa serve parlare?» è la domanda con cui apre il discorso Igli alle quattro del pomeriggio, dopo un inseguimento telefonico lungo qualche ora, non perché non voglia concedere interviste ma perché è convinto che le sue parole non produrranno effetti positivi, non smuoveranno le coscienze, non riporteranno equità di giudizio e imparzialità sul campo. Il chiarimento con l’arbitro Guida, avvenuto nella pancia della Sardegna Arena, non lo ha rasserenato. Semmai ha portato tutta la Lazio, ne sono testimonianza le dichiarazioni di Inzaghi e Parolo nel post-partita, a ritenere ci sia una precisa volontà a spegnere il Var in certe occasioni. Si sono visti due pesi e due misure, all’evidenza delle immagini non si capisce più quale sia l’errore “chiaro” o “non chiaro”, come raccontano arbitri e moviolisti, per giustificare l’intervento dalla video-assistenza. Gioco interrotto dopo il contrasto tra Luiz Felipe e Pavoletti per concedere il rigore al Cagliari, solo silent-check per il sandwich di Barella e Ceppitelli su Immobile nel primto tempo. La Lazio si è sentita presa in giro. Sarà un beffardo scherzo del destino, come il gol di braccio firmato da Cutrone a San Siro a fine gennaio, ma gli episodi clamorosi ai danni della squadra biancoceleste si stanno ripetendo con una regolarità impressionante. Tare, alla fine, ne ha parlato. Per chiedere rispetto. Il tempo delle denunce è finito in autunno. Ora siamo in primavera e s’intravede il traguardo Champions all’orizzonte. «L’uso del Var nei confronti della Lazio è sotto gli occhi di tutti. Non sappiamo più bene quale sia il limite tra errori, falli visti o non visti, errori chiari o non chiari, malafede. Sono tanti, troppi gli episodi che si stanno ripetendo dall’inizio del campionato».

Qual è il sentimento della Lazio?
«Non chiediamo favori o compensazioni, ma solo rispetto. Non abbiamo rubato niente, ci siamo meritati tutto e guadagnato questa posizione sul campo. Siamo amareggiati, delusi, stanchi. Stiamo andando avanti anche se non è facile parlare di calcio, di tattica o di altro con i nostri giocatori. La squadra fa fatica sul campo ad accettare alcune situazioni. Ci sono stati degli episodi e delle partite condizionate dagli errori».

Il rigore non concesso a Immobile senza l’intervento del Var, quello dato al Cagliari dopo la segnalazione di Gavillucci. Come mai due interpretazioni diverse?
«Questa è la domanda…. E’ anche la nostra domanda. Non ho una risposta. Posso solo ripetere. Perché due interpretazioni diverse? Quello su Immobile non è il solito rigore. E’ un doppio rigore e non succede quasi mai nel calcio. Lo tocca prima un giocatore del Cagliari e poi l’altro. Lo hanno steso in due. Non so come si faccia a non vedere».

Avete protestato e parlato con Guida. Cosa vi ha risposto l’arbitro?
«Secondo lui, ci ha detto, non esistevano dubbi. Non era rigore».

Perché?
«Lo ha giustificato parlando di simulazione. Immobile avrebbe simulato la caduta».

Allora perché non lo ha ammonito per simulazione? Guida ha tirato fuori il cartellino giallo per proteste nei confronti di Immobile…
«Non c’è dubbio. Se pensava fosse stata simulazione, doveva ammonirlo per quel motivo e non per proteste. Ci sono tante situazioni che non hanno una logica. Prendete il rigore concesso al Cagliari. Il Var, sostiene il protocollo, interviene alla fine di un’azione e prima che riprenda il gioco, quando la palla è ferma per un angolo o un calcio di punizione. In questo caso, invece, Guida è stato fermato da Gavillucci durante il gioco ed è stato concesso il rigore. La palla era in movimento».

Come si fa così ad andare avanti?
«Non lo so. Noi siamo stanchi di parlarne. Non lo abbiamo fatto dopo la partita con la Juve, una delle più belle giocate in questa stagione, nonostante ci fosse un rigore clamoroso. Perché l’intervento di Benatia su Leiva era evidente. Siamo stati danneggiati anche una settimana fa. Ora lo riconoscono e lo ammettono anche operatori o esperti che non hanno mai avuto in simpatia la Lazio. Siamo danneggiati. E’ sotto gli occhi di tutti».

Sono tanti gli episodi e pesano sul campionato…
«Il Var ci ha tolto tanto in classifica. Io dico minimo 12 punti. Vogliamo dire solo 6? Bene, diciamo che sono stati persi sei punti a causa di interpretazioni sbagliate e di errori dimostrati dalla tv, come il gol con il braccio di Cutrone durante la partita con il Milan. La posizione della Lazio oggi sarebbe diversa, non dico Champions sicura, ma quasi. Così si sta falsando il nostro campionato».

Con quei punti, la Lazio avrebbe potuto gestire in modo diverso un periodo di flessione…
«Lo dicevo due o tre mesi fa. Tra novembre e dicembre siamo stati penalizzati in modo evidente. Quattro partite, una dietro l’altra, in cui la Lazio è stata danneggiata e abbiamo perso le distanze dalla vetta e da Napoli e Juve. Eravamo a tre punti dal primo posto, si parlava di scudetto. Siamo stati rallentati, ora siamo quarti, in corsa con le altre. Ma c’è stato un handicap. Il campionato, lo dico con chiarezza, è stato totalmente falsato. E non c’è buona fede».

Gli arbitri ce l’hanno con la Lazio? Vogliono colpire Lotito e non farvi andare in Champions? Perché sta succedendo tutto questo? Vi siete dati una spiegazione?
«Vi siete già detti tutto da soli… Non c’è molto altro da aggiungere. Noi ci sentiamo colpiti e ogni volta che la Lazio si trova in alto qualcosa succede».

Come si fa a convincere la squadra a insistere inseguendo il traguardo della Champions nonostante tutto quello che sta succedendo?
«La nostra forza è fuori discussione e lo dico nel momento in cui non sono arrivati alcuni risultati. La flessione della Lazio è mentale, non fisica. Questi episodi hanno contribuito a togliere energie psichiche, ma lottare per la Champions è una delle cose più belle che possano capitare. Le motivazioni ci sono e resteranno. Era un traguardo a cui nessuno poteva pensare all’inizio della stagione. Ci ritroviamo ad essere tra le due o tre migliori squadre del campionato. Vogliamo restarci. Sarebbe un traguardo meritato».

A proposito di forza mentale, complimenti per l’acquisto di Leiva. Anche a Cagliari tra i migliori. Gioca ogni tre giorni con una costanza di rendimento impressionante e senza cedimenti…
«E’ uno dei più grandi acquisti che la Lazio sia riuscita a chiudere, ma aggiungo che Luiz Felipe diventerà un grandissimo difensore, uno dei più forti in Italia. A Cagliari, sul rigore conquistato da Pavoletti, c’è stata un’indecisione tra lui e Strakosha. Sugli errori bisogna passarci sopra, fanno parte del percorso di crescita. Arriverà a grandi livelli, ne sono convinto».

A dieci giornate dalla fine del campionato, quante possibilità dà alla Lazio di chiudere terza o quarta e con la qualificazione Champions?
«Attualmente siamo quarti. Non me la sento di dare percentuali, ma se lo vogliamo tutti, se continuiamo a lottare e correre, sono convinto che la Lazio nonostante le difficoltà possa raggiungere un risultato che sarebbe meritato e che continuiamo a sognare. La qualità c’è. Alla fine, in fondo al mio cuore, penso riusciremo a farcela».
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Le dichiarazioni rilasciate al Corriere dello Sport da Igli tare si commentano da sole. Imbarazzanti invece le domande poste al direttore sportivo, con lo stile dell’…avvocato difensore

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