Il bicchiere stavolta è mezzo vuoto. Commovente solo la Curva Sud

di PAOLO MARCACCI – Qualche lancio lungo di troppo, un po’ di cross a vuoto buttati nell’area bergamasca, un ritmo che non incalza mai l’avversario: questo l’approccio della Roma alla gara odierna, sotto un sole che fa più maggio che aprile, per complicare la vita ancora di più. L’Atalanta è rapida, compatta, tatticamente diligente e vanta piedi delicati in costruzione, con le qualità individuali che vengono esaltate dagli ingranaggi ben oliati del collettivo. Visto oggi, Kessie è uno di quei giocatori che fanno reparto e che possono valorizzare ogni azione, così come Kurtic, che non è certo un valore assoluto, evidenzia un’attitudine a partecipare all’azione che si fa sentire molto prima dei sedici metri. Non è un caso che sia lui a firmare il vantaggio orobico, al termine dell’ennesimo dispiegamento offensivo che manda in affanno la retroguardia giallorossa. Ma il disagio principale lo accusa soprattutto il centrocampo, che dà la sensazione di annaspare alla ricerca di un fraseggio produttivo. Il primo tempo, fra i fischi della Sud, finisce dopo che l’ennesimo calcio d’angolo romanista è spiovuto a vuoto dalle parti di Gollini.
Roma bruttina, improduttiva e accaldata; Atalanta più rapida, con e senza pallone, soprattutto nel saper ripartire cambiando passo al momento giusto.
Si scalda con intensità crescente Bruno Peres, che evidentemente Spalletti vuole utilizzare come chiave per “aprire” le linee atalantine e di conseguenza abbassare il baricentro avversario.
Una cosa è certa: così non va.

Si ricomincia, come previsto, con Bruno Peres al posto di Manolas. Si passa a tre in difesa, con la ricerca di maggiore spinta a destra. Sperando che Dzeko e Salah lascino qualche traccia nella ripresa. Detto, fatto: quinto minuto, assist di testa di Salah nell’area piccola e firma di Dzeko; tutto era nato da un lancio in diagonale di Mario Rui. Ancora meglio della Roma, l’inizio della ripresa lo interpreta bene la Sud, incessante nel richiamare la squadra ai propri doveri e livelli.
Spettacolare volée in semirovesciata di De Rossi all’undicesimo, palo esterno e fomento. Cartoline per il meritato rinnovo. Molta Roma, ora, guarda caso in concomitanza con la crescita dei giri di Nainggolan.
Nel frattempo, Gasperini si è giocato la carta D’Alessandro in luogo di Cristante.
Più nitido il palleggio romanista, meno efficace l’Atalanta: sembra un’equazione matematica e in parte lo è. Terrificante il destro di Nainggolan che quasi demolisce l’incrocio, al ventesimo, dopo che Perotti aveva rubato palla sulla linea dei venti metri.
Commovente Curva Sud.
Cabezas per Kurtic, altro cambio bergamasco.
Giallo per Gollini, giallo per Mario Rui che entra in maniera scomposta su D’Alessandro.
El Shaarawy per De Rossi, al trentaquattresimo: convince l’ingresso, meno l’uscita. Trazione anteriore per cercare il vantaggio.
Paloschi per Petagna, ultimo cambio nerazzurro.
Arriva, per l’ennesima volta tardivamente, il momento di Totti. Fuori Perotti.
Ammonito Rüdiger sull’inesauribile Kessie. Pochi minuti per la Roma, tanti per l’Atalanta.
Bocconcini di calcio, gli assist di Totti. In pochissimi minuti. In venti?
È anche per questo che finisce così, col bicchiere mezzo vuoto e col rischio di migliorare la Pasqua napoletana.

Written by