De Rossi: “Se resti alla Roma sai che vinci poco, ma vale la pena restare…”

Nell’andata contro il Liverpool Daniele De Rossi è diventato il recordman della Roma in Champions League per presenze, superando Francesco Totti. Un traguardo raggiunto grazie all’impresa contro il Barcellona, che ha regalato ai giallorossi il sogno della semifinale. Ora ne servirà un’altra per arrivare a Kiev, servirà la Roma migliore e il miglior De Rossi. Prima della sfida con i Reds il capitano è stato intervistato dal suo ex compagno Dacourt a Trigoria per Canal Football Club. Ecco le sue parole.

Cosa significa per te essere in semifinale di Champions?
Prima di tutto è una novità per me. Si sente nell’aria in città. E’ un orgoglio perché siamo tra le 4 squadre migliori in giro, ma anche se non siamo tra le migliori 4 d’Europa sappiamo di aver meritato di essere qua, avendo affrontato squadre di grandissimo livello, forse anche superiori a noi.

Cosa è cambiato quest’anno dalla stagione precedente?
Non è facile da spiegare, il mister ci ha sempre detto di andare di giocare come se dovessimo vincerle tutte. L’atteggiamento che abbiamo avuto ha sempre fatto la differenza, e a conclusione è arrivata quella serata con il Barcellona che è stata folle ma altrettanto incredibile.

Pensi che quella con il Barcellona sia stata la più grande partita mai giocata per te?
Sì, per dinamica, per quello che si è vissuto allo stadio, per l’avversario che avevamo di fronte, è la serata più epica degli ultimi 10-20 anni.

In Tv avevo le lacrime…
Dopo la partita sono andato a cena con Pirlo che non è un romanista, eppure era più elettrizzato di me – “mamma che partita, che bello” -. E’ stato come se fossi andato a vedere Milan-Manchester, una cosa bellissima.

Sei orgoglioso di essere il capitano di questa Roma?
E’ un orgoglio, è una cosa che sento davvero, non è come le cose che si dicono nelle interviste, lo sento davvero questo orgoglio.

Ricordo un derby nel quale sei entrato nello spogliatoio e piangevi, perché giocavi e allo stesso tempo eri un tifoso…
Io ricordo che tu mi dicevi di sfogarmi. Sin da giovane non ho mai sentito le partite, ma quella mi ammazzava. Da lì nasce l’orgoglio di essere capitano della Roma, in particolare di questa Roma, mi rende davvero orgoglioso. A livello di gruppo, dei ragazzi, è bello essere capitano di una squadra del genere. Anche adesso quando si sente per strada “e’ passato il capitano” tutti pensano a Totti.

Ti ho sempre detto che per diventare davvero grande dovevi andare al Real Madrid o al Barcellona, ma tu sei rimasto qua come Totti…
Sai che professionalmente è sbagliata, che è un errore, ne sei consapevole. E’ un diverso modo di essere ambiziosi, non di vincere nel miglior club al mondo, ma di provarci dove non si vince mai, di provare a dare la mentalità vincente dove non esiste, di provare a fare qualcosa che nessuno ha mai fatto finora. E’ quello che sta succedendo e che ho sempre sognato.

Ti ricordi la finale del 1984?
Avevo un anno ma è come se l’avessi vista, ne parla talmente tanto la gente di questa finale secca in casa, che è come se sentissi il dolore delle persone che erano allo stadio o che l’hanno vista in TV. Il destino ha voluto che l’evento più importante degli ultimi 20 anni della Roma ce lo giochiamo contro una squadra che ha segnato la più grossa sconfitta per la nostra squadra, ma sono giocatori diversi, squadre diverse, presidenti diversi, tutto diverso.

Salah lo conosci bene…
Gli abbiamo mandato qualche telefonata minatoria con FaceTime, “fai attenzione” (ride ndr). Un ragazzo buono e rispettoso, a livello dei top da Pallone d’oro.

Pensi che potete vincere la Champions?
Non ci ho mai pensato, ho sempre detto “facciamo bene questa partita, non pensiamo al dopo” e arriviamo vicini all’obiettivo. Dobbiamo giocare due partite contro una squadra fortissima (una adesso ndr) e non so se tanta gente si renda conto di quanto sono forti. Non credo però che sarà impossibile passare il turno.

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