Che Roma nel silenzio juventino, da Palermo su a Torino…

di PAOLO MARCACCI – Canta sin dal pomeriggio la babele dei dialetti d’Italia, dalla Trinacria alle valli ladine; pullula di juventini ogni angolo d’Olimpico, vestiti a festa, per quanto festosi possano essere il bianco e il nero alternati a righe strette. Sono del resto gli apolidi del tifo, e della sempre probabile vittoria. Ci chiediamo se con altrettanta tranquillità potrebbero i tifosi romanisti circolare per i settori dello Juventus Stadium rimediando al massimo qualche goliardica battuta: ci fa piacere sottolineare che a Roma non corrono alcun rischio e ci dispiace che non venga sottolineato di più.
Roma che avvolge, Juventus che aspetta e che prova ad innescare soprattutto Cuadrado sul settore destro, perché dagli spazi che trova il colombiano scaturisce tutta una serie di movimenti a orologeria che vedono in Higuain a volte il terminale, a volte uno degli architetti della manovra.
Il presidio tattico di De Rossi è da bosco e da riviera, vale a dire che protegge le spalle a Paredes in fase di architettura e supporta tutta la Roma quando gli uomini di Luciano Spalletti cercano di aprire col giro – palla lo scatolame dei reparti juventini. Giusto che sia lui a firmare il pareggio dopo la rete di Lemina. Il due a uno potrebbe arrivare a tre minuti dall’intervallo, se sui giri contati del capitano romanista Salah tentasse anche di colpire di testa, oltre che pettinarsi i riccioli.
La Juve è tanta, pur con le tessere del mosaico sapientemente avvicendate; eppure la Roma non è poca, per così dire, nel senso che nei trenta metri dà sempre la sensazione di poter mandare in apprensione Bonucci e compagni. Partita vibrante e agonisticamente tesa pur nella sostanziale correttezza. Un altro sport rispetto a Torino – Napoli insomma, dei cui contenuti immaginiamo che Sarri stavolta non si sia lamentato.

Si ricomincia dagli spezzettamenti del gioco causa Pjanic, spesso a terra circondato da tutto l’ “affetto” che lo stadio sa e vuole tributargli, settore ospiti escluso.
Minuto 57, il vantaggio della Roma è di persistenza e precisione, con El Shaarawy a sgretolare almeno momentaneamente il festoso muro di pellegrini del tricolore nel settore juventino. Tanta Curva Sud, a trascinare tutti i settori. Dentro Dani Alves per Lichtsteiner, Allegri vuole il “doblete” in tempi stretti, è una dichiarazione d’intenti. Ma la tramortisce Nainggolan, tra Buffon e il palo, tra la Via Emilia di un destro potentissimo e il West di uno scudetto rimandato. Dybala per Sturaro, Peres per Perotti, sofferente. Trascorre il tempo, blandamente nel riscaldamento di Totti, che scruta la vittoria maturanda e servirebbe come il pane per nascondere palla e minuti.
Marchisio per Cuadrado; Juan Jesus per Nainggolan; gira più velocemente il tempo della manovra bianconera, ora; Totti sarebbe la ciliegina su una serata da Champions. Arriva nel recupero, piccolo regalo /nel silenzio juventino/ Da Palermo su a Torino.

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