Champions, la Roma fa il miracolo! Un gioiello di Dzeko stende lo Shakhtar, giallorossi ai quarti!

“O tutto o niente”: il grido di battaglia firmato da Radja Nainggolan alla vigilia della sfida che vale una stagione fotografava al meglio la sfida Champions. O tutto o niente per la Roma che affrontando lo Shakhtar aveva molte più insidie di quanto non rivelasse la striminzita sconfitta della gara di andata: il 2-1 a favore degli ucraini dava l’idea di una trappola, come se quel gol da recuperare fosse sinonimo di ordinaria amministrazione. Così non sarebbe stato, non poteva essere e forse l’unico vero conforto per Di Francesco arrivava dalla possibilità di mandare in campo la formazione-tipo, quell’undici che il Mister aveva sempre mandato in campo senza contraccolpi psicologici. Manolas e Fazio davanti ad Alisson; Florenzi e Kolarov sulle fasce; De Rossi, Strootman e Nainggolan in mezzo al campo; Under e Perotti a fiancheggiare Dzeko.
La Roma deve segnare per passare; lo Shakhtar ha nell’attacco la sua arma migliore, ma per tutto il primo tempo la latitanza offensiva si fotocopia: Alisson e Pyatov sono spettatori a tempo pieno, nemmeno un tiro nel loro specchio di porta. La squadra di Di francesco è attenta, premurosa, placida, insomma tutto ciò che non dovrebbe essere previsto se alla vigilia si parla di determinazione, coraggio, grinta. Non c’è una sola luce che rimane accesa: Under è al buio, De Rossi e Strootman sono essenzialmente inutili, Nainggolan perfino evanescente, mentre Dzeko cerca sponde che non esistono; funziona oltre la sufficienza l’asse Kolarov.Perotti, ma siamo vicini all’ordinaria amministrazione. Manolas e Fazio sono sentinelle sicure, anche se c’è qualche appoggio o esitazione allarmanti. Non dimentichiamo Florenzi, che sa essere positivo dalla metacampo in giù, ma dietro ci lascia sempre col fiato sospeso, anche quando se la cava…
Uno straccetto di Dzeko dopo 23 secondi, un quasi autogol di Florenzi dopo un maligno calcio d’angolo, un’ottima uscita di Pyatov sui piedi di Dzeko, quasi smarcato da Kolarov: i primi 45 minuti sul tabellino sono tutti qui e questo lo dice lunga sulla prestazione degli ucraini, quasi sempre padroni del campo, o meglio del centrocampo, con ripartenze spesso fulminanti con Bernard e Taison. Brutto cliente che arriva al tè caldo senza sofferenze.
Quel vche succede negli spogliatoi non è dato sapere, di sicuro cambia tutto all’improvviso. Al minuto 52′ Strootman ricama un assist da distanza siderale per Dzeko, che in velocità batte tutti e anticipa l’uscita di Pyatov infilando la palla tra le gambe del portierone ucraino. E’ il gol che vale la qualificazione, anche se alla fine manca ancora un’eternità.
Ma è un gol pesante, soprattutto dal punto di vista psicologico: Dzeko è scatenato e dieci minuti dopo il gol sfiora il raddoppio, con una sventola da fuori area, ben servito da Nainggolan. Il pallone calciato con traiettoria a virgola ‘uscente’, sfiora il palo. E sarà ancora il fu-pippone bomber a dare un ulteriore sterzata, facendo espellere al 78′ Stepaneko, che deve abbatterlo per impedirgli di presentarsi da solo davanti a Pyatov. La girandola di sostituzioni (quasi subito Gerson per l’inesistente Under, quasi alla fine El Shaarawy per Dzeko, con standing ovation obbligatoria) non porta novità. Alisson rimane spettatore, anche se negli ultimi secondi Florenzi e Gerson s’impegnano a combinare pasticci. Un dettaglio, meno che marginale. E’ festa, la Roma resta tra le grandi della Champions!

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