Vendere Salah per 42 milioni: ecco perché non è stato un affare…

Salah in questo Liverpool conta come Messi nel Barça, forse di più. Era della Roma, che l’ha venduto, quasi svenduto (42 milioni di euro). Doppio affare del Liverpool, che per quattro volte tanto ha ceduto Coutinho al Barcellona. Nessun affare per la Roma, e purtroppo quasi nessuna speranza in vista del ritorno. Come col Barça, servirà un 3-0. La difesa del Liverpool, non eccezionale, tre gol può anche beccarli. Il problema per Di Francesco è come chiudere la porta al suo attacco. Dopo un’ora, 4-0 per il Liverpool, Salah due gol e due assist. Il guaio della Roma non era solo nell’avere contro Salah, che conosce bene i punti deboli della squadra, ma di non avere in rosa un difensore in grado di arginarlo. L’illusione che reggesse un abbozzo di gabbia, in fin dei conti con Messi aveva funzionato, è durata poco più di mezz’ora. Se poi uno dei delegati a oscurare Salah si chiama Juan Jesus, il resto (un disastro) è facilmente immaginabile.

La Roma, intesa come squadra, si fa vedere per una ventina di minuti e al 18’ Kolarov centra la traversa con uno dei suoi tiracci da fuori. Sembra la garanzia di una partita equilibrata, ma è solo un lampo nel buio che arriverà presto. Il Liverpool gioca su ritmi che la Roma patisce molto. Di qua un’apprensione che diventa insicurezza che diventa smarrimento ed errori (evitabili e dunque gravi) che facilitano il compito dei rossi: Salah è scatenato, Milner e Firmino non scherzano, Alisson fa quello che può ma davanti a lui si aprono praterie. Maldestramente la Roma scopre i fianchi ad azioni in contropiede, Mané la grazia ma non può esimersi dal 3-0 (forse Salah scatta in fuorigioco). È una Roma troppo sgangherata per essere vera. Di Francesco la ridisegna con Schick per Ünder, Gonalons per De Rossi, Perotti per Juan Jesus.

Non va benissimo ma leggermente meglio, perché il Liverpool comincia a sentire la stanchezza e perché Klopp richiama in panca Salah, che il suo l’ha fatto in abbondanza. Ed ecco il finale a sorpresa, quando già molti tifosi romanisti evocavano l’1-7 di Manchester: la squadra ha un sussulto d’orgoglio e negli ultimi 10’ assedia l’area di Karius. Ed è molto davvero, due gol, quello che spreme in questo spazio. Segno che il carattere, prima o poi, sa tirarlo fuori. Segno che il Liverpool sa attaccare, tanto più quando riceve omaggi dagli avversari, ma non dispone di una gran difesa. Qui stanno le poche speranze della Roma per il ritorno: quante volte si ripetono i miracoli? La pagina più nera di una grande Champions è alle spalle. Adesso, guardare avanti senza pensare a Salah, altrimenti la testa comincia a girare.

Fonte: LA REPUBBLICA (G. Mura)

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